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Progetto Riserva bio

Fontanafredda “Riserva bionaturale”
Fontanafredda, consapevole della particolarità e dell’unicità dell’ambiente in cui è collocata, ha progettato una nuova fase di sviluppo: la trasformazione in "Riserva bionaturale".

Una verifica preliminare ha consentito di attestare - seppur in modo ancora approssimativo - una grande capacità da parte del sistema produttivo aziendale di produrre bassi quantitativi di anidride carbonica. Non solo.

I tecnici hanno anche calcolato - al momento in via solo indicativa - che i processi relativi alla produzione delle uve e alla loro trasformazione in vino comportano l’immissione in atmosfera di un numero di tonnellate/anno di CO2 inferiore a quella assorbita dalla vegetazione rappresentata dai vigneti e dalle altre colture della tenuta – oltre alla superficie occupata dal bosco – , con contestuale produzione di sostanza vegetale e immissione di ossigeno nell’ambiente.
Un bilancio comunque positivo, quindi, o – per dirla meglio – “in verde”, garantito dai 122 ettari di superficie che rappresentano l’insieme della tenuta, 84 coltivati a vigneto, 6 a noccioleto, 2 a prato e orto, 13 a bosco, e i rimanenti occupati dagli edifici, dalle cantine storiche, dalla Villa Reale e dal parco.

Si tratta di una prima rilevazione di dati che rappresentano la premessa indispensabile per l’avvio di un grande progetto di ecosostenibilità che già da qualche anno ha influenzato in modo decisivo l’intero processo produttivo aziendale, dal vigneto alla bottiglia.

Progetto ZERO solfiti

In cantina: obiettivo “zero solfiti”(aggiunti) … Alla rivoluzione ecologica che ha contraddistinto la conduzione dei vigneti di proprietà, si è affiancato - in cantina - l’avvio di un progetto di ricerca volto a limitare l'impiego di anidride solforosa nei vini.

Se già da anni, infatti, l’azienda produce vini con un tenore in solfiti pari al 50% dei limiti legali , dal 2009 l’obiettivo è quello di pervenire, attraverso una progressiva riduzione, sino all’azzeramento dei solfiti aggiunti, anche grazie alla tecnologia fornita da Air Liquide, azienda partner del progetto.



La collaborazione con Air Liquide
Il risultato sarà raggiunto grazie a un impianto realizzato con l’azienda Air Liquide che prevede, fin dalla fase della pigiatura, l’utilizzo di due elementi naturali a protezione del prodotto:
  • • l’anidride carbonica (prelevata dall’ambiente e utilizzata in forma gassosa, liquida e solida) nella prima fase della vinificazione;
  • • l’azoto (in forma gassosa) nelle fasi successive
Entrambi gli elementi creano una sorta di schermo utile a evitare il contatto del prodotto con l’ossigeno e la conseguente degradazione ossidativa.

Lieviti naturali autoctoni (lieviti "indigeni")



È in corso di esecuzione una ricerca specifica, commissionata da Fontanafredda alla Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, per la selezione di lieviti “indigeni”, provenienti cioè dagli stessi vigneti di proprietà. Poiché i lieviti per la fermentazione sono presenti sulle bucce dell’uva, per la ricerca si è partiti dalle uve nebbiolo del vigneto Lazzarito. L’obiettivo è quello di verificare l’effettivo carattere indigeno dei lieviti rinvenuti (tipicità), le loro proprietà enologiche e quindi l’utilità degli stessi lieviti a produrre il vino con le caratteristiche desiderate (qualità).